Tecnologia

Trasparenze ADV: l’agenzia di branding che parla anche il linguaggio dell’intelligenza artificiale

Per anni la domanda è rimasta la stessa: come appare il nostro marchio agli occhi dei clienti? Adesso se n’è aggiunta un’altra, e riguarda il modo in cui un assistente di intelligenza artificiale racconta un’azienda a chi la sta cercando.

Da marzo 2025 anche in Italia Google mostra in cima a molte ricerche le AI Overview, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale, senza considerare che ormai per molte persone fare domande direttamente a ChatGPT, Gemini o Perplexity è di uso comune.

E così il branding si è ritrovato a parlare a due pubblici, le persone e i sistemi che fanno da intermediari. Le agenzie hanno cominciato a muoversi verso questa realtà, in cui il brand è ormai un vero e proprio ecosistema: a Milano, troviamo Trasparenze ADV tra le agenzie di branding che stanno iniziando a parlare la lingua dell’AI.

Perché il branding non finisce più al logo

Il logo resta la parte più visibile di un marchio, la prima cosa che si nota su un’insegna o in cima alla pagina web. Da solo, però, rimane un elemento di un insieme più grande. Un’identità riconoscibile nasce da un posizionamento chiaro: chi è l’azienda, a chi si rivolge, per quale ragione un cliente dovrebbe preferirla a un concorrente. Se manca il lavoro di insieme, anche la grafica più curata non riesce a descrivere davvero il marchio, perché non scatena nessuna associazione.

Le agenzie di branding più strutturate, soprattutto al giorno d’oggi, organizzano il lavoro su più livelli. Trasparenze ADV, per esempio, ne indica cinque. Alla base c’è il pensiero di fondo, cioè chi sei, per chi e perché ti scelgono; poi l’identità verbale, fatta di nome, payoff, tono di voce e messaggi chiave, e l’identità visiva, dal logo alla palette fino al sistema grafico con le sue regole d’uso.

Seguono l’attivazione, quando tutto questo diventa sito, contenuti e campagne, e la governance, con il brand book e la coerenza da mantenere negli anni. Se immaginiamo il branding come una griglia, il logo è solo una casella: dobbiamo curare anche il resto.

Chi c’è dietro Trasparenze ADV, l’agenzia che unisce branding e AI

L’agenzia nasce a Milano nel 2009 e oggi lavora da via Plinio 52. A guidarla sono i due fondatori, Corinna Cighetti, che dirige la parte di marketing e posizionamento, e Nicolò Maria Mutarelli, che segue lo sviluppo commerciale.

Oltre a loro c’è un nucleo di figure dedicate ai vari rami: parte visiva, SEO e gestione dei clienti, e una rete di consulenti specialisti che entrano nei progetti quando serve una competenza verticale. I servizi seguono quattro filoni: Branding & AI, SEO & Content, Marketing B2B e Performance Marketing.

Il team lavora insieme: non c’è un solo professionista a prendere in carico un progetto, ma una squadra che può seguire le varie attività di strategia, scrittura e immagini, con l’obiettivo di muoversi sempre nella stessa direzione. Nell’agenzia TrasparenzeADV, questo modello di lavoro è la realtà: il nucleo dell’agenzia definisce la direzione del progetto e coordina gli specialisti coinvolti, che lavorano sul brief condiviso.

Cosa succede quando un cliente resta più di dieci anni

A raccontare un brand sono anche le storie, soprattutto quando sono di lunga data: costruire dei rapporti continuativi in un settore che cambia tanto in fretta e che si aggiorna frequentemente non è così facile.

Trasparenze ADV, tuttavia, ha iniziato tempo fa a coltivare i legami professionali mettendo al centro l’interazione umana e l’innovazione, senza che l’una debba escludere l’altra: tra le testimonianze raccolte ce ne sono due in particolar modo che mostrano la forza della continuità. Marco Cattaneo racconta una collaborazione che dura da oltre dieci anni, Andrea Lenti di AF System un’avventura iniziata dieci anni fa.

Per un’agenzia, mantenere un rapporto con un cliente per dieci anni è un successo umano, oltre che professionale. Ma questo traguardo si raggiunge solo con un livello di coerenza che si costruisce nel tempo. Si costruisce soprattutto rimanendo al fianco del cliente e mettendo i suoi interessi al primo posto, anche e soprattutto quando il mondo digitale viene investito dalla novità del momento e tutto sembra improvvisamente nuovo.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella lettura dei brand oggi

Qualcosa, come dicevamo, è cambiato. Oggi quando un utente cerca un’azienda, sempre più spesso la prima cosa che legge è una risposta scritta da un assistente AI, e solo dopo arrivano i link ai siti. È quella risposta a dare la prima impressione, con poche righe che riassumono attività, pubblico e reputazione.

Ma gli assistenti come riescono a costruire un ritratto? Semplice: da ciò che trovano in rete. Ecco perché, secondo Trasparenze ADV, contano sempre di più la chiarezza delle informazioni aziendali e la concordanza tra sito, profili e fonti esterne; tra gli elementi che considerano ci sono anche i dati strutturati.

Da qui nasce la GEO, sigla di generative engine optimization, che Trasparenze ADV definisce come la “disciplina che rende un brand correttamente interpretato, associato ai temi giusti e citato dai motori di intelligenza artificiale”.

Perché un’agenzia di branding oggi lavora anche sulla leggibilità AI

C’è un rischio che non dovrebbe essere ignorato dalle imprese: prima chi scriveva i contenuti magari poteva interpretare in modo erroneo eventuali dichiarazioni o intenti legati al brand. A quel punto si poteva chiedere alla testata o al sito una rettifica su quanto scritto. Adesso il processo è diventato un po’ più articolato.

Oggi, infatti, lo stesso rischio riguarda il modo in cui un assistente AI racconta quell’azienda a chi la cerca. Cosa succede se un’impresa B2B viene descritta come un negozio al dettaglio? O magari se un marchio premium viene associato a un pubblico sbagliato? Sono errori che finiscono nella prima risposta letta da un potenziale cliente.

È il motivo per cui alcune agenzie hanno introdotto l’argomento della leggibilità per l’AI all’interno del lavoro di branding. Nel metodo di TrasparenzeADV la leggibilità attraversa tutti e cinque i livelli, dal posizionamento alla governance: un nome chiaro, messaggi ripetuti con coerenza, informazioni aggiornate e ordinate, fonti esterne che confermano ciò che l’azienda dice di sé. Sono le stesse regole che rendono un brand chiaro per le persone quanto per l’AI.

Quanto costa iniziare: un audit prima di un progetto completo

Prima di iniziare a lavorare sull’intera identità, si può partire da un passaggio diagnostico, la GEO Audit, per capire come le intelligenze artificiali raccontano oggi un brand, dove lo leggono correttamente e dove sbagliano. Il report è diviso in sei sezioni: chi l’AI pensa che l’azienda sia, quali mission, vision e principi le riconosce, a quale pubblico la associa, quali punti di forza le attribuisce, con quale sentiment e quali associazioni la descrive, e da dove partire per correggere il tiro.

Il costo è fisso, 1.200 euro, ma c’è un vantaggio da considerare: se il cliente continua con il progetto l’importo viene scalato. Le fasi sono tre: una breve call iniziale per raccontare il brand, la consegna del report entro cinque giorni lavorativi e una call di restituzione, entro sette-dieci giorni lavorativi, per discutere il report di persona.

L’ultima sezione del report, quella sulle priorità di intervento, fa da ponte con l’eventuale progetto successivo, perché indica su quali livelli del brand lavorare per primi.

Come riconoscere una squadra solida prima di affidarle il proprio brand

Quando dobbiamo affidare il brand a un’agenzia, il preventivo non è l’unico aspetto che decide una collaborazione. Sono le domande che portano a una decisione finale, quelle da chiedere alle persone: chiediamo chi seguirà materialmente il progetto, se le stesse figure si occuperanno di posizionamento, testi e grafica, e da quanto tempo lavorano insieme.

Saranno sempre le persone, poi, a spiegare il metodo di lavoro: l’ordine previsto, i documenti da consegnare, le verifiche sul lavoro svolto. Utile, infine, guardare ai clienti: la durata dei rapporti, come abbiamo visto nel caso di Trasparenze ADV, è un segnale di continuità dei rapporti che racconta quanto un’agenzia sappia diventare un punto di riferimento per il marchio negli anni.

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