La ricetta per “compattare” i mattoni su Marte, con materiali a “chilometro zero”

Per compattarli basta l'ossido di ferro contenuto nel suolo del Pianeta Rosso, che agisce come collante

724
La ricetta per produrre mattoni su Marte

I primi coloni su Marte potranno fabbricare mattoni a “chilometro zero”, ossia fabbricati nella stessa zona dove vengono raccolti i materiali di produzione. Come? Semplicemente compattando il suolo. Questo è quanto sostengono le simulazioni condotte dall’Università della California a San Diego, in collaborazione con la Nasa. I risultati aprono la strada alla costruzione dei primi insediamenti in mattoni sul Pianeta Rosso, un obiettivo sempre più vicino, dal momento che il Presidente Trump ha programmato la prima spedizione umana per il 2033.

Da tempo gli scienziati erano all’opera per studiare un metodo di produzione dei mattoni su Marte, ma finora le soluzioni proposte includevano soltanto strumenti e materiali costosi e difficili da reperire: additivi chimici, fornaci a propulsione nucleare, polimeri utilizzati per dare forma ai mattoni. Nessuno, finora, aveva ipotizzato la soluzione più semplice: blocchi di suolo marziano, che stiano insieme per compressione.

L’ossido di ferro, che conferisce al terreno del pianeta il tipico colore rossiccio, agisce appunto da collante naturale sulle particelle di roccia basaltica, tenendole insieme in un unico blocco. La “ricetta” prevede l’inserimento di materiale in un contenitore flessibile, ad esempio un involucro di gomma. A questo punto, basta applicarvi, con una pressione equivalente a quella di un colpo di martello, una pressione sufficiente a far legare tra loro le polveri di ossido ferroso: il risultato, a temperatura ambiente, è un materiale di gran lunga più resistente del cemento armato.

Un altro team di scienziati, quello del Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha di recente messo a punto un sistema detto Piattaforma di costruzione digitale, una vera e propria impresa edile robotica, integrata in un’unica macchina. Il sistema è autonomo dal punto di vista energetico e funziona grazie ai pannelli solari e alle batterie. La sua particolarità consiste nel fatto che è un sistema “mobile“, e può costruire un edificio di qualsiasi dimensione direttamente sul posto: secondo gli scienziati, bastano circa 14 ore per costruire un igloo del diametro di 15 metri e dell’altezza di circa 3 metri.

Il sistema funziona “spruzzando” uno sull’altro strati di schiuma di poliuretano, grazie ad un sistema di stampa 3D; gli strati sono vuoti, e possono essere riempiti con il calcestruzzo e coperti di intonaco. Per costruire, si possono utilizzare anche materiali rinvenuti sul posto, come sabbia, terra e ghiaccio.