Cyberbullismo, testo approvato alla Camera. Boldrini: “la dedichiamo a tutte le vittime”

Il testo è stato approvato all'unanimità

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legge cyberbullismo

Sì alla Camera, la legge sul cyberbullismo è stata approvata alla Camera: 432 favorevoli, un solo astenuto. Il Presidente della Camera, prima della votazione, ha voluto dedicare il testo a Carolina Picchio, la quattordicenne di Novara che il 5 gennaio del 2013 si è uccisa. Dopo essere stata violentata e, successivamente, umiliata e denigrata per mesi sui social, in seguito alla diffusione di video e altro materiale relativo all’abuso. In aula Paolo Picchio, il padre della piccola vittima, al quale la Boldrini ha rivolto un saluto.

Tra le novità del testo c’è la definizione del fenomeno, e la possibilità, per il minore, di richiedere direttamente al gestore del sito la rimozione/l’oscuramento del materiale relativo alla “cyber-aggressione”. Questo, senza che il genitore venga necessariamente a conoscenza del materiale. Se il gestore del sito non ottempera alla richiesta di rimozione entro 48 ore, il minore, stavolta con l’ausilio del genitore, potrà rivolgersi al Garante per la Privacy, che ha l’obbligo di intervenire entro le successive 48 ore.

In ogni scuola è prevista poi la nomina di un insegnante referente per gli interventi di contrasto al cyberbullismo, che comunicherà al Preside i casi dei quali giunge a conoscenza; quest’ultimo, a sua volta, avrà il compito di contattare le famiglie e i genitori di entrambe le parti (“carnefici” e vittime) e di segnalare a queste i casi di cyber aggressione.

Il disegno di legge prevede ancora un Tavolo tecnico, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e che ha il compito di coordinare i vari interventi e di preparare un piano di intervento contro il cyberbullismo. Prima della eventuale denuncia, il Questore può ammonire il bullo (come avviene nei casi di stalking), ammonizione che per gli over 14enni dura fino al raggiungimento della maggiore età. Gli atti persecutori online costituiscono un’aggravante che grazie al testo della nuova legge risulta rafforzata. La pena è la reclusione da uno a sei anni, che include la divulgazione di dati sensibili, la diffusione di materiale privato o lo scambio di identità/creazione di un profilo falso, spacciandosi per un’altra persona allo scopo di danneggiarla/deriderla.