Corea del Nord, missile nordcoreano esploso: “pazienza finita” da parte degli USA

Il missile nordcoreano è esploso circa quattro secondi dopo il lancio, nella notte tra il 15 e il 16 aprile. Sono state avanzate varie ipotesi in merito al fallimento del lancio: avaria, interferenza da parte degli USA, sabotaggio. Secondo il generale McMaster, nuovo consigliere della sicurezza nazionale del presidente Trump, il tentativo (fallito) sarebbe “una provocazione”, e rientrerebbe nella strategia del regime nordcoreano, fatta di “comportamenti provocatori, destabilizzanti e minacciosi”.
Quel che è certo è che questo aggiunge nuova tensione a una situazione già abbastanza tesa, e sembra dare una sorta di via libera per il Pentagono. Adesso c’è un consenso internazionale sul da farsi: Pechino ha invocato ancora la strada del dialogo, ma con toni meno accesi, e sembra voler lasciare al suo destino lo scomodo alleato coreano.
Gli USA hanno dunque schierato la squadra navale di attacco, guidata da una portaerei a propulsione nucleare, sei cacciatorpediniere, un incrociatore, e sottomarini d’attacco. Pronti anche bombardieri pesanti, invisibili ai radar, posizionati nella base aerea di Guam. Tra gli scenari considerati ci sarebbe anche il ricorso ad attacchi cibernetici; anzi, negli USA circola la voce che la cyberguerra contro il regime di Pyongyang sia iniziata, e che proprio “interferenze informatiche” da parte della task-force del Pentagono siano responsabili del fallimento del lancio del missile balistico.
Lancio missile nord-coreano una provocazione?
Il fatto che tale lancio sia stato definito “una provocazione”, comunque, non è senza motivo: gli uomini di Trump, e lo stesso Presidente, hanno più volte ripetuto che non avrebbero più accettato “provocazioni” da Kim Jong Un, il leader nordcoreano.
Il fallito lancio è stato effettuato il giorno successivo alla grande parata militare tenutasi a Pyongyang: durante la parata sono state fatte sfilare le nuove conquiste tecnologiche del programma missilistico in corso, missili balistici, di cui alcuni con probabile gittata intercontinentale. Non è stato però possibile stabilire se si sia trattato di prototipi, o addirittura di falsi vettori, cosa del resto già avvenuta in passato durante le prove di forza del regime.
Si tratta del secondo test fallito nel giro di due mesi. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, da oggi sarà a Seul per consultazioni, nell’ambito di un tour asiatico che lo porterà in Giappone, in Indonesia, e in Australia.