Corea, sottomarino nucleare USA nel porto di Busan

Il sottomarino nucleare USS Michigan in Corea del Sud per "rifornimenti". Trump convoca il Senato alla Casa Bianca. La risposta della Corea del Nord: "lanceremo un attacco senza preavvisi"

1105

Un sottomarino nucleare della Marina Militare americana è arrivato oggi nel porto di Busan, in Corea del Sud, per una “sosta di routine” per far riposare il suo equipaggio e fare rifornimenti. Questo è quanto affermano le autorità sucoreane, mentre a voler ben vedere il sottomarino è una nuova mossa strategica da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Lo USS Michigan è un messaggio da 18mila tonnellate, lo strumento deterrente per eccellenza, perché nascosto, difficilissimo da tracciare e capace di percorsi molto lunghi in immersione; in più, a bordo ha un arsenale di 154 missili Tomahawk (la cui gittata è molto potente, e il cui utilizzo, quindi, non richiede una reale vicinanza all’obiettivo), e 60 uomini delle forze speciali.

La contromossa di Trump arriva anche in un giorno dal significato “particolare”, il 25 aprile, giorno dell’ottantacinquesimo anniversario dalla fondazione dell’esercito nordcoreano (KPA). Pyongyang marca spesso simili date significative con prove di forza e dimostrazioni di capacità militari, e secondo alcuni questa sarebbe la data ideale per un nuovo test nucleare, o il lancio di un nuovo missile.

Insieme all’invio dell’Uss Michigan, Trump ha convocato alla Casa Bianca l’intero Senato. I cento senatori sono stati invitati nella sede dell’esecutivo per discutere dell’emergenza nordcoreana e per essere informati sulla probabile risposta americana, nel caso in cui la Corea del Nord proceda effettivamente a un nuovo test nucleare. La riunione sembra quindi anticipare la richiesta di autorizzazione per interventi militari.

“Non faremo qualcosa a meno che non ce ne diano motivo”, ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, aggiungendo che nel caso di un test missilistico o nucleare da parte della Corea del Nord, Trump “scenderà in campo e deciderà cosa fare”.

Il messaggio americano è rivolto prima di tutto agli alleati: sudcoreani e giapponesi avrebbero perdite immense in caso di conflitto, e vivono con terrore questa fase di tensione al 38esimo parallelo. A Seul e a Tokyo, il governo Trump ha voluto mandare un messaggio rassicurante: “non vi abbandoniamo, non ci limitiamo alle manovre diplomatiche“.

Molto minore è l’efficacia nei confronti di Pyongyang, dal momento che tutti conoscono l’imprevedibilità del leader Kim Jong-un. Ancor meno efficace è il messaggio verso la Cina, unica alleata di Pyongyang, e quindi possibile partner in un processo di distensione: non si capisce cosa avrebbe da guadagnare Pechino da una partnership con Washington.

Intanto, da Pyongyang, e in risposta alle manovre degli USA, arrivano nuove minacce di un attacco senza preavviso: sul quotidiano Rodong Sinmun si legge che se Usa e Corea del Sud continuano “la preparazione incauta di un attacco preventivo”, il Nord ne lancerà uno “senza preavvisi”, trasformando “le loro terre in inferni ardenti”.