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Caso Gregoretti, Via libera al processo a Salvini: che cosa accadrà?

Il leader della Lega risponde: "Se ci deve essere un processo che ci sia".

Matteo Salvini dovrà andare a processo per il caso Gregoretti: il Senato ha votato, e così accolto, la richiesta di autorizzazione per poter procedere. L’ex ministro degli Interni dovrà rispondere dell’accusa di sequestro di persona per la scelta di impedire lo sbarco di 131 migranti. Per ben 4 giorni furono costretti a restare in mare aperto per poi essere aiutate dalla nave della Marina Militare Gregoretti il 31 luglio 2019.

Nonostante il voto che lo espone quindi al giudizio, Salvini ha subito commentato la notizia attraverso i social network, definendosi orgoglioso di quanto fatto. Ha anche aggiunto che “lo rifarò appena tornato al governo. Io ho difeso l’Italia”. A sostenerlo a distanza è Marine Le Pen, che ha parlato di “giustizia politicizzata”.

La Lega non ha partecipato al voto per Matteo Salvini

Solo 24 ore prima della decisione, ufficializzata dopo le 19, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno anche tentato di salvare Salvini per evitargli così il processo. E’ stato infatti presentato un ordine del giorno per chiedere così di rovesciare l’esito del voto dello scorso 20 gennaio. Ma il finale è stato ben diverso da quanto auspicato: l’ordine è stato respinto con 152 no e 76 sì. La scelta della Lega è stata quella di non partecipare al voto, lasciando l’Aula.

Ad affrontare Salvini a muso duro è stato il comandante Gregorio De Falco, ex 5 Stelle, parlando prima di tutto grazie la sua esperienza in materia: “E’ stata un’inutile crudeltà trattenere quelle persone”. Per lui, in quel preciso momento la situazione era critica tanto che si contavano anche 25 casi di scabbia. Senza contare poi, come fa notare De Falco, il pericolo per l’ordine pubblico. “Chiedo a Salvini di rinunciare all’immunità, come proclama da due anni”, ha poi concluso.

Che cosa accadrà dopo il voto?

Il via libera però non significa necessariamente che il leader della Lega dovrà andare a processo. Ora che è stata ottenuta l’autorizzazione per procedere, il Tribunale dei ministri dovrà inviare gli atti a quello competente sul territorio, ovvero quello di Catania e quindi al giudice Carmelo Zuccaro. Dovrà essere lui a chiedere il rinvio a giudizio e la richieste deve essere poi valutata dal gup.

C’è da dire che già in precedenza Zuccaro aveva chiesto l’archiviazione, perché non ci sarebbero motivi per considerare la vicenda come un sequestro di persona. In questo caso però il pm non dovrebbe chiedere nuovamente l’archiviazione, ma potrebbe poi essere chiesta durante l’udienza davanti al gup.

Se invece venisse disposto il rinvio a giudizio, il processo si terrà.

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